Elearnews

giovedì, giugno 04, 2009

Learning as a service

Secondo l'analisi condotta da Kineo sul mercato internazionale degli LMS si evidenzia un deciso incremento della fetta di mercato coperta da soluzioni web based Saas (Software as a service) e - più ingenerale - a favore dell'open source che viene oramai considerato a livello generale (da operatori e imprenditori) molto affidabile. Una recente ricerca Gartner quantifica in circa 8 miliardi di dollari il fatturato 2009 del software web based. Si tratta secondo Gardner del settore IT in più rapida crescita, dato che il fatturato di settore nel 2008 assommava a poco più di 1,6 miliardi. Anche se non manca chi (in particolare fra chi opera all'interno di istituzioni educative) ritiene che il ruolo dei tradizionali LMS sia tutt'altro che superato.

giovedì, maggio 21, 2009

Il mobile learning targato Moodle

Una società austriaca (elibera) ha sviluppato un plugin (MLE - Mobile Learning Engine) che consente di accedere a Moodle e di attivare le principali funzioni del software per la pubblicazione di corsi online attraverso il telefono cellulare. Se ne parla su Virtu@learn.

giovedì, aprile 02, 2009

Formazione a distanza, anche per l'Isfol è ormai tempo di web 2.0

L'Isfol ha di recente pubblicato il libro “Il bene apprendere nei contesti e-learning”. Il volume contiene, fra le altre cose, anche i risultati di una ricerca che tenta di raccogliere e razionalizzare una serie di indicazioni che stanno emergendo e che riguardano l'utilizzo dei nuovi strumenti e delle nuove tecnologie utilizzate nei diversi contesti della formazione permanente. Per i ricercatori Isfol la tradizionale formazione a distanza a carattere individuale è ormai da considerarsi superata. Oggi, grazie al web 2.0, i percorsi formativi e di apprendimento diventano sempre più momenti partecipati e dinamici. Viene superato insomma il tradizionale rapporto docente / discente e il ruolo del primo va sempre più inteso come quello di coordinatore dei processi di apprendimento, mentre sono i discenti stessi a creare i contenuti e a favorire lo scambio di questi ultimi attraverso l'utilizzo degli strumenti di partecipazione del web 2.0. Insomma la teoria connessionista dell'apprendimento che dalle pagine di questo blog viene proposta da tempo come la migliore risposta possibile alle esigenze della formazione continua dei lavoratori nell'epoca dell'economia della conoscenza, sta finalmente facendo capolino anche dalle pagine dei rapporti ufficiali.

Intanto negli Stati Uniti queste nuove metodologie di formazione sono sempre più utilizzate non solo per l'aggiornamento dei dipendenti delle imprese ma anche e soprattutto per la formazione iniziale dei neo assunti. Anzi, secondo questo post di Harold Jarche, fra le caratteristiche che le aziende richiedono con sempre magiore insistenza ai nuovi assunti vi è anche la propensione al lavoro di gruppo in ambienti condivisi.

Sempre in questi giorni sono stati resi noti anche i risultati di una indagine condotta dall'Università di Melbourne dalla quale emerge, dati alla mano, che il rendimento dei dipendenti che utilizzano il web 2.0 anche per motivi puramente personali e durante l'orario di ufficio è mediamente superiore del 9% rispetto agli altri. Le motivazioni? Chi pubblica un blog, usa Facebook, Twitter e ha familiarità con la rete anche durante l'orario di lavoro riesce più agevolmente a fronteggiare imprevisti sul lavoro e inoltre ottimizza la distribuzione del proprio tempo. E' lui che decide quando è stanco, poco concentrato ed ha bisogno di prendersi una pausa.

mercoledì, marzo 04, 2009

Due milioni di euro per l'apprendimento partecipativo

La Duke University e la fondazione MacArthur promuovono la seconda edizione della Digital Media and Learning Competition. Lo scorso anno il premio ha finanziato per un totale due milioni di dollari 17 progetti fortemente innovativi nell'ambito dei media digitali e dell'apprendimento. Anche quest'anno la somma in palio non cambia ma il focus dei progetti in concorso è incentrato su quello che viene definito "participatory learning", ovvero sull'utilizzo dei social media nell'ambito della formazione e dell'apprendimento di gruppo.

Nel sito del concorso il "participatory learning" viene così definito:

"L'apprendimento partecipativo comprende il modo in cui le nuove tecnologie permettono ai discenti (a prescindere dalla loro età) di contribuire in vari modi al raggiungimento di obiettivi di apprendimento sia individuali che collettivi. Utilizzando giochi, wiki, blog, ambienti virtuali e siti di social network, telefoni cellulari e qualsiasi altra piattaforma elettronica gli studenti possono partecipare a comunità virtuali all'interno delle quali condividono idee, suggerimenti sui rispettivi progetti e possono inoltre pianificare, progettare, promuovere, implementare oppure - più semplicemente - discutere assieme le proprie idee e i risultati ottenuti. Gli studenti che adottano questo metodo di apprendimento mettono insieme le rispettive idee e conoscenze, ma il risultato finale del loro processo di apprendimento risulta sempre maggiore rispetto alla somma semplice delle parti che lo compongono."

Il sito Internet dedicato al premio: http://www.dmlcompetition.net

lunedì, marzo 02, 2009

L'elearning in Australia

Un articolo pubblicato sul sito australiano flexiblelearning.net.au presenta i risultati di alcune indagini condotte per valutare l'efficacia della politica nazionale di sostegno allo sviluppo dell'elearning. Secondo quanto emerge da queste indagini la modalità più utilizzata per fruire la formazione a distanza in uno dei paesi dove tradizionalmente viene data molta importanza al ruolo dell'elearning, è quella di proporre attività formative scelte in maniera molto autonoma dalle singole aziende. Lo strumento tecnologico più utilizzato è un normale programma di Learning Content Management che consentao e facilitino il lavoro di supporto personale ai discenti da parte di singoli docenti oppure del management aziendale. Nella metà dei casi esaminati l'attività formativa online prevede anche la creazione di gruppi di apprendimento "virtuali" supportati dalle classiche strumentazioni di software collaborativo (forum, wiki, blog e quant'altro).


Repetita Juvant

Lo dicevano i latini e, in fondo, il fatto di poter vedere e rivedere più volte una lezione sul proprio pc risulti più efficace ai fini dell'apprendimento piuttosto che limitarsi a seguire la stessa lezione dal vivo e una sola volta è da sempre un argomento utilizzato dai fautori della formazione online. Adesso c'è pure una ricerca di una università americana che lo certifica.

giovedì, febbraio 19, 2009

L'educazione dell'infanzia in Europa, i risultati di uno studio Eurydice

(su Nova100)

martedì, febbraio 17, 2009

Un motore di ricerca per i social software

La quantità di contenuti pubblicati in rete continua a crescere in maniera esponenziale in particolar modo grazie al rifiorire di comunità online e social network. Per chi è interessato a questa tipologia di informazioni va detto i motori di ricerca generali, come ad esempio Google, tendono a dare la precedenza ai contenuti prodotti dai social network e dai blogger, ma non li separano dal rsto dei contenuti della Rete. Molti di questi siti che contengono enormi quantità di contenuti autoprodotti dagli utenti dispongono di un proprio motore di ricerca ma il navigatore per consultarli dobrebbe andare di sito in sito ed effettuare le sue ricerche. Ecco che per questa esigenza è stato predisposto Joongel un nuovo meta motore che esegue le ricerche esclusivamente sui contenuti dei social network e dei blog.

Capuccino U, il nuovo modo di apprendere e lavorare

lunedì, febbraio 16, 2009

Il futuro dell'apprendimento online

Robin Good, ovvero in questo caso il collaboratore del sito Davide Fotia, ci regala la traduzione in italiano di un articolo fondamentale di Stephen Downes "The Future of Online Learning: Ten Years On". Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su OLDaily, la newsletter quotidiana Downes il 16 novebre 2008.
Nella visione di Downes il futuro dell'elearning sarà profondamente segnato dall'affermazione delle modalità di apprendimento di tipo informale, originate all'interno della vita di tutti i giorni e dalla costruzione di ambienti di apprendimento incentrati sulle esigenze e sulle capacità del singolo discente. Nella sostanza la vecchia classe, con programmi uguali per tutti, esami e valutazioni uguali per tutti e così via, sarà sostituita da network di apprendimento che si costituiranno attorno a singoli argomenti di interesse e reti di conoscenze.

La traduzione di Davide Fotia (prima parte).

L'articolo originale di Downes.

Se ne discute anche sul blog di Francesco Arleo.